Da psicologo in Torino a psicoterapeuta

psicologoDopo aver conseguito la laurea in psicologia è possibile continuare il proprio percorso di studi e specializzarsi, in modo da diventare psicoterapeuta e poter affrontare delle vere e proprie terapie con i propri pazienti al fine di risolvere i loro disturbi.

Uno psicologo di Torino può scegliere tra diverse scuole di specializzazione, che si differenziano in diversi approcci psicoterapici tutti con il medesimo fine, ossia quello di aiutare le persone migliorando il loro stato di benessere.

Proviamo in questo articolo ad analizzare tre differenti orientamenti cercando di analizzare i diversi strumenti utilizzati dalle varie discipline.

La psicoterapia analitica transazionale

Questa teoria psicologica, ideata negli anni 50 da Eric Berne, mette in relazione la teoria dello sviluppo, la teoria della personalità e la teoria della comunicazione relazionale, combinandole fra di loro in un psicoterapia.

 La teoria della personalità

Il fine è quello incentrare sul paziente la terapia, per questo definita teoria della personalità, collegando fra loro tre stati dell’IO:

  • Stato dell’IO bambino
  • Stato dell’IO genitore
  • Stato dell’IO adulto 

La teoria della relazione e della comunicazione

Una psicologa a Torino che vuole diventare psicoterapeuta analitica transazionale dovrà poi analizzare gli stati dell’IO, definiti transazioni, esaminando le modalità con cui si entra in relazione.

 La teoria dello sviluppo

Lo psicoterapeuta analitico transazionale si basa su un presupposto teorico in cui l’individuo crea a partire dall’infanzia un suo copione psicologico creato in base al contesto socio-culturale vissuto e per questo la terapia mirerà a comprendere le idee originarie di se, sul mondo e sugli altri e le conseguenti decisioni prese.

 Psicoterapia cognitiva

Un diverso percorso di psicoterapia Torino è quella cognitiva, corrente teoria elaborata a partire dalla teoria dello sviluppo della psiche di Freud e dell’interazione tra inconscio e conscio. A seguire negli anni sessanta si elaborò il cognitivismo, basato dall’idea che l’individuo non subisce/interagisce con l’ambiente, ma ne sia un interprete, elaborando le informazioni e sviluppandone risposte comportamentali.

Grazie a questi presupposti uno psicologo specializzato in psicoterapia cognitiva potrà trattare i sintomi del relativo disturbo, trasformando la terapia in un’occasione di cambiamento creando una esperienza di correzione delle relazioni e delle emozioni. Collaborando con il paziente lo psicoterapeuta potrà effettuare un “cambiamento”, incrementando nel consapevolezza delle modalità di attribuzione del senso e del significato della realtà.

 La psicoterapia sistemico-relazionale

Al finire del 1940 venne creata la prima terapia familiare, ad opera di psicologi e psicoterapeuti dell’epoca.

Questa terapia esamina l’individuo all’interno del contesto culturale, relazionale e sociale e nel dettaglio nel contesto di riferimento: la famiglia. Il sintomo e le manifestazioni di disagio saranno quindi solo dopo una analisi di tutti i fattori in gioco.

Analizzando il qui ed ora lo psicoterapeuta sistemico-relazionale potrà approcciarsi in maniera concreta alle difficoltà percepite dal paziente. In particolare il terapeuta potrà poi assegnare compiti tra un incontro e l’altro, elaborando così modalità di interazione differenti e riflettendo di conseguenza, in seguito, sulle difficoltà percepite e analizzando il significato di determinati comportamenti.